Anche troppo ferro fa male: la curva a U

Sul ferro non vale "più ce n’è meglio è". Negli studi disponibili, le donne non anemiche che assumevano supplementi quotidiani hanno mostrato esiti peggiori, non migliori.

A cura del Dott. Filippo Buscemi · 7º di 8 della serie · Ultimo aggiornamento: · Lettura: circa 6 minuti

Una curva a U

Come per la maggior parte dei nutrienti, il ferro segue una curva di rischio a U: i problemi stanno a entrambe le estremità, la carenza e il sovraccarico. È il punto centrale della rassegna, e quello che giustifica l’esistenza stessa di questo articolo.

Va detto subito che la conoscenza è asimmetrica. Una rassegna del 2021 sullo stato marziale materno e la salute del bambino ha rilevato che oltre il 90% degli studi esaminava lo stato di carenza, mentre gli effetti di valori elevati erano stati in larga parte trascurati. Sappiamo molto di più su un lato della curva che sull’altro.

Perché il ferro in eccesso può fare danno

Il ferro è un metallo di transizione che esiste in due stati redox reversibili. La sua utilità biologica deriva da questa proprietà chimica — e anche la sua tossicità.

Il ferro libero, non legato, è redox-attivo e genera, attraverso la reazione di Fenton, specie reattive dell’ossigeno che producono stress ossidativo e possono attivare vie di morte cellulare programmata: la ferroptosi, l’autofagia legata al ferro, l’apoptosi.

La placenta è un bersaglio particolarmente sensibile. Va incontro a transizioni tra ipossia e riossigenazione, precocemente e poi per effetto delle contrazioni uterine; e le sue cellule esprimono abbondantemente enzimi coinvolti nel metabolismo dei fosfolipidi contenenti acidi grassi polinsaturi, il che le rende più vulnerabili al danno ossidativo. Intorno alla decima-dodicesima settimana il trofoblasto crea un ambiente ricco di ossigeno e ferro, che costituisce di per sé una condizione favorevole al danno cellulare da ferro.

Che cosa si è osservato nelle donne

I dati umani sono più limitati di quelli sperimentali. Due studi su donne non anemiche vanno però nella stessa direzione.

Studio randomizzato iraniano (Ziaei et al.). Donne con emoglobina ≥ 132 g/L all’inizio del secondo trimestre. Chi riceveva 50 mg di ferro al giorno aveva emoglobina più alta nel terzo trimestre (137,5 contro 125,6 g/L), ma anche una quota maggiore di neonati piccoli per l’età gestazionale (15,7% contro 10,3%, P = 0,04) e più disturbi ipertensivi (2,7% contro 0,8%, P = 0,05).

Studio osservazionale indiano (Shastri et al.). Su 1196 donne non anemiche, quelle nel terzile più alto di apporto supplementare di ferro (media 41,5 mg al giorno) hanno partorito neonati con peso inferiore di 272 grammi, gestazione più breve di 0,6 settimane e maggior rischio di basso peso a termine (16,8% contro 8,5%; odds ratio corretto 1,89; IC 95% 1,26–2,83) rispetto al terzile più basso.

Le malattie della gravidanza legate all’eccesso

Preeclampsia. Colpisce il 3–8% delle gravidanze ed è una causa maggiore di morbilità e mortalità materna e perinatale. Le donne che ne sono affette mostrano ferro sierico, ferritina, ematocrito e saturazione della transferrina elevati, segno di un’alterata omeostasi del ferro. Negli studi sono state riportate alterazioni dei geni legati alla ferroptosi e segni di perossidazione lipidica; in modelli animali un inibitore della ferroptosi ha attenuato le manifestazioni della malattia.

Diabete gestazionale. Un elevato apporto di ferro eme nella fase precoce della gravidanza è stato associato a un aumentato rischio di diabete gestazionale, in studi prospettici su coorti fino a 13.000 donne. L’associazione risultava significativa solo per l’apporto elevato precoce di ferro eme.

Che cosa se ne ricava

Non che il ferro sia pericoloso: nelle donne carenti la supplementazione è chiaramente benefica, e su questo la rassegna non lascia margini. Ma che il ferro assunto senza che serva non è un’assicurazione a costo zero, e che il ferro in gravidanza è un farmaco, non un rinforzo generico.

È anche il motivo per cui gli autori concludono che nelle popolazioni con riserve adeguate le prove sostengono un approccio basato sullo screening piuttosto che una supplementazione universale.

Il messaggio pratico è l’opposto dell’allarme: non sospendere nulla che ti sia stato prescritto sulla base di questa pagina. La supplementazione decisa dopo gli esami è un’altra cosa rispetto a quella presa di propria iniziativa.

Fonti

Questa pagina è redatta a partire dal documento seguente.

  • Bedran M, Manceau H, Ollivier H, Deleschaux C, Beaufrère A, Ben M’Barek I, Peoc’h K. Pregnancy and iron: bridging metabolic demands and supplementation needs. Clinical Nutrition ESPEN. 2026;75:103390. doi:10.1016/j.clnesp.2026.103390 — articolo ad accesso aperto, licenza CC BY 4.0. Consultato il 6 settembre 2026.