Anemia in gravidanza: quanto è frequente e in quale trimestre

Circa una donna incinta su tre nel mondo è anemica. Ma una parte del calo dell’emoglobina in gravidanza è normale e attesa: distinguere le due cose è il punto di tutto.

A cura del Dott. Filippo Buscemi · 4º di 8 della serie · Ultimo aggiornamento: · Lettura: circa 6 minuti

I numeri

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che circa il 35,5% delle donne in gravidanza nel mondo sia anemico, con tassi più alti nei paesi a basso e medio reddito e una prevalenza che nei contesti ad alto reddito va dal 10 al 25%.

L’anemia da carenza di ferro rappresenta quasi tre quarti di questi casi e resta la causa predominante dell’anemia gestazionale. Le altre cause esistono, ma il ferro è di gran lunga la prima da considerare.

Le soglie cambiano con il trimestre

Secondo i criteri dell’OMS, in gravidanza si parla di anemia quando l’emoglobina scende:

  • sotto 11 g/dL nel primo e nel terzo trimestre;
  • sotto 10,5 g/dL nel secondo trimestre.

Quella soglia più bassa nel secondo trimestre non è una concessione: riflette un fenomeno fisiologico di cui parliamo tra un momento.

La prevalenza cresce lungo la gravidanza

L’anemia diventa progressivamente più frequente con il procedere della gestazione:

TrimestrePrevalenza riportataChe cosa la spiega
Primo5–15%Riflette le riserve di ferro e lo stato nutrizionale prima della gravidanza
Secondo15–25%In larga parte emodiluizione: il plasma aumenta più dei globuli rossi
Terzooltre 25–40%Massimo accumulo di ferro fetale; fabbisogno materno fino a 6–7 mg al giorno

Il dato del primo trimestre merita una sottolineatura: dice che l’anemia rilevata all’inizio della gravidanza racconta soprattutto com’era la situazione prima. Chi arriva al concepimento con riserve già basse parte in svantaggio.

Emodiluizione: perché un calo può essere normale

Durante la gravidanza il volume di plasma aumenta più rapidamente della massa dei globuli rossi. Il risultato è che il sangue si "diluisce": l’emoglobina misurata scende anche in assenza di qualsiasi carenza. È il motivo principale dell’aumento di prevalenza nel secondo trimestre.

Questo è il punto su cui si generano più preoccupazioni inutili — e, a volte, più autoprescrizioni. Un’emoglobina più bassa rispetto a prima della gravidanza non è di per sé una carenza di ferro.

Dove finisce la fisiologia e comincia la carenza

Gli autori lo formulano con precisione: una parte del calo dell’emoglobina in gravidanza è fisiologica, ma la carenza vera si instaura quando le riserve non bastano a sostenere l’aumentata produzione di globuli rossi e le richieste del feto e della placenta. È a quel punto che i rischi per madre e feto aumentano in modo significativo.

Distinguere l’una dall’altra non si fa con un solo numero né a occhio. Richiede gli esami del metabolismo del ferro — in primo luogo la ferritina — letti insieme al quadro clinico, come spiegato nella guida a diagnosi ed esami.

Il confronto tra il proprio valore di emoglobina e una soglia trovata in rete è il modo più rapido per spaventarsi senza motivo, o per tranquillizzarsi a torto. L’interpretazione spetta a chi segue la gravidanza.

Fonti

Questa pagina è redatta a partire dal documento seguente.

  • Bedran M, Manceau H, Ollivier H, Deleschaux C, Beaufrère A, Ben M’Barek I, Peoc’h K. Pregnancy and iron: bridging metabolic demands and supplementation needs. Clinical Nutrition ESPEN. 2026;75:103390. doi:10.1016/j.clnesp.2026.103390 — articolo ad accesso aperto, licenza CC BY 4.0. Consultato il 6 settembre 2026.